ROMANI OLEARIA
di Roberta Romani, OLIVICOLTRICE IN MONTEMAGNO

ROMANI OLEARIA
di Roberta Romani, OLIVICOLTRICE IN MONTEMAGNO

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OLIO EVO BIO ROMANI OLEARIA

come nasce e dove

la passione di Roberta

Avere a che fare con la terra, fronteggiare la natura, nella fattispecie per coltivare olio, implicano

una passione che va oltre ogni ragionevole razionalità.

E’ una decisione che nasce da un vissuto e che in qualche modo riporta alle origini.
Altresì la componente del rapporto con la natura e con un territorio speciale ha il suo peso: con la natura inteso nel senso di un vivere slow, di rispetto dei frutti e del prodotto che ne derivano ovvero il nutrimento di corpo e spirito;

con il territorio perché Montemagno non è un posto qualunque,

è un’oasi potente, densa di energia, che abbraccia un orizzonte infinito.

il territorio di Montemagno

Montemagno è una frazione del comune di Calci, un grazioso borgo di origine alto medievale
incorniciato dagli olivi e attraversato dal torrente Zambra di Montemagno, a 200 mt di altitudine nella porzione sudorientale del Monte Pisano con vista mozzafiato.

Il borgo è ricordato in una mappa del 780, custodita presso l’Archivio di Stato di Pisa, anno della fondazione dell’Abbazia di San Savino, ed è il borgo natale di uno dei primi Papi della Chiesa Cristiana: qui nacque, nel 1080, Papa Eugenio III salito al trono pontificio nel 1145.

Ancora più antica è la Chiesa di San Martino situata tra le due particelle di Romani Olearia:

Clos San Martino a sud e Clos Le Gorgone a nord.

Estendendosi lungo il torrente Zambra di Montemagno, si caratterizza per i numerosi mulini e frantoi, presenti lungo il suo corso, che testimoniano quanto tale corso d’acqua fu importante fonte di ricchezza per il paese. I primi mulini azionati dalla ruota ad acqua furono costruiti dopo il Mille.

Lo sfruttamento di questa forza naturale permise di velocizzare i tempi di produzione delle farine di cereali e di castagne. In breve tempo i borghi rurali passarono da una molitura per uso familiare a una vera e propria attività industriale. E dal 1300 la ruota idraulica fu impiegata anche per la frangitura delle olive permettendo un più intenso sfruttamento della pasta di oliva e quindi
una più alta resa nella produzione dell’olio. Montemagno è vocata, fin dai tempi più antichi, alla produzione dell’olio.

dove finisce una stagione, inizia la successiva

OLIO EVO BIO ROMANI OLEARIA NELLE STAGIONI

Dopo la raccolta,  non restano nell’oliveto altro che poche olive scampate alla mattanza ed ogni genere di materiale dimenticato nella frenesia dei giorni precedenti: chiodini di fissaggio, cassette di plastica, indumenti, bastoncini per la raccolta

Ogni oggetto, comprese le reti di raccolta (39 unità di varia lunghezza, per 800 e passa metri),  viene inventariato, valutandone l’efficienza, sostituendo il difettato, riparando e ricucendo armati di buona pazienza e  accompagnati dall’incessante ta-ta-ta dei pettini azionati da chi ancora, negli altri terreni, si affanna nella raccolta

tutto viene poi riposto con ordine, pronto per la nuova raccolta. 

Terminato il riordino si valuta lo stato di salute delle piante, le rotture dei rami provocate dai pettini di raccolta e si effettua un trattamento a base di Rame che,  sfruttando la sua fitotossicità, agisce sui tessuti legnosi indurendoli e migliorandone la reazione difensiva contro i patogeni. Il rame accompagnerà, inoltre, lentamente la pianta all’arresto vegetativo necessario per far fronte agli sbalzi termici di inverni ormai miti e imprevedibili,
il freddo troverà un albero fermo, senza germogli in spinta, colore verde pallido, cioè pieno d’acqua.

La stagione si conclude con apporto di sostanza organica a lento rilascio in novembre/dicembre, che renderà disponibili gli elementi nutritivi (azoto, potassio, fosforo) al momento della ripresa e del massimo fabbisogno: febbraio/marzo

AUTUNNO

La raccolta avviene ai primi di ottobre, non esiste una data precisa.

La tendenza è anticipare sia per sfuggire alle popolazioni di mosca olearia che iniziano a moltiplicarsi rapidamente sia perché, in genere, estati torride anticipano la maturazione.

Si liberano dunque le reti impacchettate e si posizionano sui terrazzamenti più velocemente possibile per abbattere l’intervallo di tempo tra raccolta e frangitura e preservare così la freschezza dell’oliva.

Tre operatori costantemente ai pettini di scuotimento e altre quattro persone ad occuparsi del ritiro delle reti, della raccolta in cassetta delle olive e ridisposizione reti, in modo da garantire un continuo avanzamento.

Le olive sono sottoposte a una prima selezione sul posto eliminando quelle rovinate  nelle quali l’ossidazione è già in atto e procedendo alla defogliatura. La seconda scrematura verrà fatta successivamente, in frantoio.

Al termine della giornata, ampiamente entro le 16 ore, le olive raccolte vengono molite e l’olio ottenuto è filtrato e stoccato in ambiente protetto: serbatoi da 1000lt sotto azoto per evitare il processo di ossidazione.

L’olio viene imbottigliato al bisogno, al momento della vendita.
Il mantenimento nei serbatoi durante tutto l’anno permette di preservare le proprietà, fino ad esaurimento dello stesso. In sostanza il passaggio in bottiglia o in latta si ha pressoché in tempo reale.

La raccolta impiega complessivamente 10/15 giorni.

INVERNO

La potatura ha inizio non appena la temperatura media notturna scende sotto i sette gradi: la pianta rallenta il proprio metabolismo, gli zuccheri sono stoccati nelle parti più interne della struttura legnosa ed eventuali tagli hanno minore impatto energetico. Neanche in questo caso esiste una data precisa.

Il sistema di potatura scelto prevede mediamente 4 assi tendenti al verticale ben distribuiti nello spazio e portanti un numero indefinito di rami
orizzontali o penduli (crescenti dall’alto verso il basso) a favorire la circolazione di aria e luce.

Il nostro obiettivo è mantenere l’equilibrio naturale dell’albero e di vivere la pianta come alleato e non come nemico da stroncare ogni anno con tagli coercitivi.

Interventi cesori limitati alla modellatura, perché la pianta tenderà ad autoregolarsi da sola, favorendo uno sviluppo centrifugo della parete a frutto.

Gli olivi Romani Olearia  hanno particolarità leggermente diverse tra loro: il Moraiolo tende alla verticalità  a differenza del Pendolino.  Il Razzo è una via di mezzo. Il Maurino tende a restare compatto.  L’Allora,  una varietà a rischio erosione e
protetta dalla regione Toscana, di cui siamo custodi, tende all’affastellamento e al disordine. La trattiamo pertanto, con delicatezza per scenderci a patti.

La nostra potatura, che ha richiesto un grande sforzo iniziale, oggi ci garantisce elevata qualità produttiva. 

Gli scarti di potatura sono una risorsa preziosa: i più piccoli sminuzzati, restituiscono elementi minerali (azoto, potassio e fosforo) al terreno, mentre i più grossi vengono recuperati come legna da ardere.
La potatura impegna per circa 2 mesi.

PRIMAVERA

Il terreno viene lasciato coperto di piante erbacee autoctone. Ciò permette di proteggerlo dall’erosione, di migliorare la capacità di ritenzione idrica, l’ossigenazione e il tasso di fertilità.

Le piante, decomponendosi, rilasciano esudati e apportano costantemente elementi minerali e carbonio al suolo. E’ stato stimato che un quintale di olive asporta in media dal suolo 900 gr. di azoto, 200 gr. di anidrite fosforica e 100 gr. di potassio. Si permette, inoltre, agli insetti, alle api, di trovare nutrimento nel momento del loro risveglio.

Si ha il risveglio vegetativo della pianta dopo la pausa dei mesi freddi.

Il taglio dell’erba viene effettuato poco prima della fioritura dell’olivo – maggio/giugno – , in modo da garantire la circolazione del polline senza ostacoli. 

La fioritura dell’olivo vede tre momenti: emissione delle infiorescenze, allungamento e trasformazione delle stesse in bocci fiorali di colore verde, separazione della corolla del calice e colore dei bocci che vira al biancastro.

ESTATE

Il nemico numero uno è la mosca olearia, la quale deponendo all’interno della drupa i propri discendenti produrrebbe uno scadimento qualitativo delle olive. Le
ultime estati particolarmente roventi hanno limitato l’attività di questo insetto.

In biologico i mezzi di contrasto sono esclusivamente preventivi, basati sui bollettini di monitoraggio della regione Toscana, i quali forniscono l’input di intervento al superamento di determinate soglie di infestazione – si tratta di un’onda che sale e avanza dal mare verso di noi, le montagne; questa progressione ci aiuta moltissimo ad individuare il giusto momento di intervento, senza spreco di prodotto.

Esistono prodotti attrattivi o repellenti. Noi usiamo questi ultimi, che creano confusione cromatica: l’argilla spruzzata (caolino) sopra gli olivi li trasforma in elementi bianchi-argentei che la mosca non riconosce; protegge, inoltre, la pianta dalle calure estive (il bianco riflette) permettendo l’abbassamento della temperatura di un paio di gradi da cui la pianta trae giovamento per il suo metabolismo. L’intervento è in genere effettuato in luglio e agosto, in funzione della qualità della copertura e della piovosità.

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